Libri che mi hanno cambiato la vita: “Cuore”

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Dedicherò alcune puntate del mio blog a parlarvi di alcuni libri che, per ragioni diverse, sono stati fonte di grande ispirazione per me e di cambiamenti nella mia vita.

Il primo fra questi è CUORE, di Edmondo De Amicis, pubblicato per la prima volta da Treves nel 1886.

Ho scoperto questo libro intorno ai sette anni, grazie alla mia maestra delle elementari, una donna che fin da subito esercitò un forte fascino sulla mia mente di bambina, perché riusciva a coniugare in sé molte doti, anche quelle che, secondo le categorie mentali dell’epoca, parevano inconciliabili. Ad esempio, la ricordo come una donna bella, che coltivava e valorizzava la sua bellezza presentando di sé sempre un’immagine curata, elegante, con un lieve trucco. 

Ah, il rossetto sulle labbra della mia maestra! Quanto mi piaceva! 

E come cozzava, quella realtà che ogni giorno mi appariva sotto gli occhi, con l’immagine che cercava di inculcarmi la mia severissima nonna, secondo la quale “solo le donne di un certo tipo si truccano”. Non sapevo identificare con precisione a quale tipo alludesse, ma mi pareva chiaro che andasse inserito tra quelli discutibili, quelli, per intenderci, capaci di precludere ogni speranza di un buon matrimonio a qualsiasi brava ragazza.

La mia maestra invece era bella, elegante, truccata e…bravissima, almeno così io la ricordo. E anche questa convergenza di bellezza e bravura rappresentava una palese contraddizione rispetto alle perle di saggezza che mi venivano ammannite, perché era scontato che le donne belle e truccate fossero per definizione delle oche.

L’anno in cui l’ho avuta come maestra (uno solo, ahimè, tanto che non ne ricordo il nome) lei fece un patto con noi alunni: se ci fossimo comportati bene per tutta la mattina, l’ultimo quarto d’ora di lezione sarebbe stato dedicato alla lettura di un libro. 

E scelse il libro Cuore, di Edmondo de Amicis.

Ora, io so bene che, soprattutto negli anni sessanta e settanta, il libro Cuore è entrato nella liste di proscrizione di una certa cultura molto intellettuale e radical chic e condannato senza appello come libro strappalacrime, dagli orizzonti intellettuali alquanto angusti, intriso di retorica e di un paternalismo sociale privo di profonde motivazioni ideologiche. 

Io però nutro nei confronti di questo libro un debito di gratitudine davvero immenso perché è stato il primo che ho letto in prima persona – me lo sono fatto regalare subito e ne ho consumato le pagine a furia di rileggerlo, ogni volta piangendo negli stessi punti – e si sa che il primo approccio alla lettura rappresenta un’esperienza cruciale, una sorta di bivio: o scatta l’innamoramento per la lettura o l’indifferenza, ed entrambi rischiano di segnare in modo profondo, forse indelebile, il tuo futuro di lettore. 

Tra me e il libro Cuore è scattato l’innamoramento totale per le emozioni intense, assolute che ha saputo farmi vivere. Le sue pagine mi hanno fatto commuovere, sorridere, divertire, indignare contro i cattivi, solidarizzare con i buoni – l’immaginario di una bimba di sette anni è fatto di categorie semplici: i buoni, i cattivi – provare compassione e solidarietà, riflettere su valori che, nell’età adulta, più disincantata, possono apparire retorici ma che, a quell’età, assimilati attraverso immagini di una certa forza rappresentativa, ti aiutano a riflettere sui concetti di Bene e di Male, sulla differenza tra comportamenti giusti e comportamenti sbagliati, e su alcuni grandi valori, quali la lealtà, il coraggio, la tenacia, la solidarietà. 

Attraverso il libro Cuore, ho sperimentato una vita parallela che è stata profondamente mia, proprio come quella reale. Per un anno, ho vissuto la vita di Enrico Bottini, della sua famiglia, dei suoi compagni di classe, della loro maestra, immedesimandomi in ogni avvenimento come fosse capitato a me. E, grazie a questo fortunato incontro, ho compreso quale viaggio emozionante può regalare un libro, un viaggio dalle molte facce e dimensioni: nello spazio (sono stata a Torino), nel tempo (ho respirato l’atmosfera di un’Italia sconosciuta, quella degli ultimi decenni dell’ottocento), nelle conoscenze (quante cose nuove ho appreso e senza alcuna fatica!) nelle esperienze di vita, che per quanto indirette, mi hanno lasciato segni indelebili: per un anno, mi sono seduta nei banchi di scuola insieme a questi nuovi amici, che nella mia mente possedevano un volto, oltre che un nome, ho seguito con loro il racconto mensile, ho ammirato la tenacia e la forza di volontà di Stardi, quel suo affermare “o schiatto o riesco”, e ho finito per prenderlo a modello della mia vita: voglio essere tenace e testarda come lui, mi dicevo. Mi sono commossa e ho pianto per Precossi, il figlio del fabbro, ho ammirato i sacrifici di Corelli, la sua allegra capacità di aiutare suo padre nel lavoro cercando di non restare indietro con lo studio, la limpidezza di Garrone, la sua generosità e coraggio. Insomma…ho trascorso un anno scolastico con tanti amici e compagni, altrettanto concreti e reali di quelli della mia classe, vivendo i loro problemi, gioie, paure, incidenti di percorso, emozioni, difficoltà. E ho imparato tanto, tantissimo, sotto ogni profilo e su molti piani, tanto che da alcuni di loro ho tratto ispirazione e modelli cui cercare di somigliare. 

Ma soprattutto ho scoperto che leggere poteva donarmi sensazioni intense, proiettarmi in un mondo in cui accadono mille avventure, una realtà “altra” rispetto alla mia quotidianità, ma ugualmente viva, vera, palpitante ed emozionante, anzi, a essere sincera, molto di più. Grazie a Cuore, non ho mai più smesso di leggere. Il libro è diventato, fin da bambina, la mia dipendenza. È stata la forza trainante cui mi sono aggrappata e che, ci crediate o no, ha salvato la mia vita, le ha dato un obiettivo e una direzione, mi ha fatto comprendere cosa volevo e quale strada dovevo seguire per ottenerla.

“O schiatto o riesco” mi ripetevo, quando mi imbattevo nelle difficoltà che, per molte ragioni, sono state parecchie nella mia vita.

Ecco perché continuo a considerarlo un libro davvero bello, ricco, toccante e affatto retorico, che va contestualizzato, certo, perché ovvio che risenta di un certo clima storico, che era quello post unitario, molto impregnato di valori patriottici. Ma ai critici che, per questo motivo lo definiscono, retorico, vorrei far rilevare che sono state quelle forti motivazioni patriottiche che hanno spinto i giovani a rischiare la vita e a morire in gran numero per realizzare il sogno dell’Italia unita e indipendente, condizione che a noi oggi pare ovvia e scontata, ma che, quando De Amicis scrisse questo libro, suscitava ancora incredulità, stupore, quasi fosse un miracolo (Roma era stata conquistata da poco) e gratitudine verso gli eroi che l’avevano realizzata a costo della vita, riscattandoci da secoli di sottomissione. Quello che a noi oggi suona come retorico – realizzare l’unità e l’indipendenza della Patria – allora veniva percepito come un valore sacro, costato lacrime, sangue e vite umane, perseguito attraverso sacrifici immensi fino alla vittoria finale, un’autentica rivoluzione contro chi pensava che fossimo nient’altro che un’espressione geografica, l’epopea di un popolo che poteva finalmente celebrare la sua indipendenza nazionale, la sua coesione e identità.

Anche sul paternalismo sociale di cui De Amicis viene accusato avrei molto da dire. Facile criticare adoperando le categorie attuali, maturate attraverso un percorso storico e ideologico che, nella seconda metà dell’Ottocento, era ancora solo in nuce. Facile ma molto scorretto. De Amicis è stato un socialista moderato degli albori del socialismo italiano, il quale ha iniziato un suo percorso di attenzione e sensibilità verso le condizioni delle classi più umili della società e ha cercato di rappresentarle nelle pagine del libro Cuore in modo forse semplificato e buonista, come diremmo oggi, ma attento, sensibile e soprattutto adatto al pubblico cui si rivolge. Il quale – non dimentichiamolo, come puntualmente accade ai sapientoni, tutti adulti, che lo criticano – è un pubblico di bambini delle elementari, non di adulti. Cosa avrebbe dovuto fare, De Amicis, secondo costoro? Incitare alla lotta di classe? 

Io trovo che, molto spesso, per comunicare valori positivi soprattutto a un pubblico di bambini, più di tanti discorsi, sia efficace proprio un libro come Cuore, che, attraverso scene di vita quotidiana, nella loro dimensione semplice, concreta, appassionante e, a mio avviso, affatto retorica se correttamente contestualizzata, riesce a instillare nella mente dei giovanissimi lettori le fondamentali categorie di bene e di male, di giusto e di sbagliato, che spesso, nei ragazzi d’oggi, sono confuse, quando non del tutto assenti. O quelle dell’onestà, della lealtà, del coraggio, della generosità. 

Averne, di libri come Cuore. 

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