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Lola nascerà a diciott'anni - Neri Pozza

Come quei fiori che riescono a sbocciare da sotto un cumulo di pietre, l’amore impossibile tra Mara Bonfanti e Mario Canevari nasce tra le macerie di una Milano ferita dai bombardamenti inglesi. Quello del 24 ottobre 1942 è l’attacco più brutale dall’inizio della guerra, ma ci sono emozioni ben più forti della paura, soprattutto a vent’anni. E così basta una prima, fragile intimità – uno sguardo, un sorriso – per riscrivere due esistenze che sembravano già scritte. Mara è bella, sfrontata, destinata a un matrimonio importante con un uomo vicino al duce, gli studi classici al Collegio delle Fanciulle, la sicurezza dell’appartenenza a una classe agiata. Mario è operaio alla Breda, figlio di un barbiere del Ticinese che gli ha insegnato l’avversione per il regime e la gentilezza dei gesti semplici. Si innamorano, sognano di poter stare insieme alla luce del sole, sposarsi, avere un figlio, anzi, una bambina, che Mara vorrebbe chiamare Lola. Ma non è solo l’invalicabile barriera sociale a dividerli. È la Storia: un Paese tagliato in due, con la caduta di Mussolini che accende speranze presto soffocate nel sangue dalla Brigata Muti e dall’occupazione nazista. In questa spirale di violenza, vendetta privata e repressione politica si confondono, e amare la persona sbagliata diventa un atto sovversivo come distribuire volantini clandestini o resistere alla tortura per non tradire un compagno. Altri vent’anni dovranno passare, di segreti indicibili, vite stravolte, nascite clandestine, morti efferate e impensabili atti di eroismo. Vent’anni per sciogliere i nodi stretti dal destino.

Un giorno staremo insieme e il mio amore scioglierà ogni paura e illuminerà ogni lato oscuro. Mentre il tempo passava e il momento tanto atteso si avvicinava, mi lasciavo avviluppare da questi progetti come da una calda coperta di lana. Niente presente, con le sue bombe, la fame, i morti. Niente passato. Con i suoi incubi.

Novità

Il Velo di Lucrezia

Firenze, 1464. La tela è avvolta in un panno candido fermato da una cordicella, la mano che la regge è malferma per l’emozione. Il momento che Filippo Lippi ha atteso e temuto è ormai giunto: il suo protettore Cosimo de’ Medici sta per vedere l’unica opera davvero perfetta che sia riuscito a creare nel corso della sua lunga carriera, l’unica da cui non vorrebbe mai separarsi. Custodite in quel quadro non ci sono solo la dedizione, le mani dure di fatica, l’incessante lotta contro l’imperfezione. C’è l’amore per Lucrezia, un amore scandaloso per tutti, per lui purissimo. C’è il patto fra loro, il dono reciproco: la bellezza in cambio della libertà. Orfano nato “diladdarno”, Filippo è cresciuto libero di sperimentare la vita e il talento. Sventato, donnaiolo esuberante, sciaguratamente poverissimo, per sfuggire alla miseria ha preso i voti incontrando proprio in monastero il suo destino: un abate illuminato che lo ha mandato a bottega da un noto pittore. Figlia di un tintore, Lucrezia è una ragazza del popolo che dietro al volto di madonna nasconde un cuore appassionato, un desiderio ribelle di esistere, di essere vista, di accendere la quiete intorno a sé, un’ambizione divorante che le mura del convento in cui vive non riescono a contenere. L’amore tra la giovane e l’affermato artista, proibito in Cielo e in Terra, folgora le esistenze di entrambi e si eterna in un’opera che ancora oggi desta meraviglia. Con Il velo di Lucrezia, Carla Maria Russo dà ancora una volta voce a una palpitante vicenda privata di ossessione che si fa universale, ci interroga sui modi in cui si nasce alla vita, sulla forza distruttiva delle passioni, sul potere diabolico eppure salvifico della bellezza.

Non saprebbe dire quanto a lungo si attarda nella contemplazione di quel volto. Non saprebbe dirlo perché è già completamente stregato da quello che vede e risucchiato nel processo della creazione. La perfetta bellezza. Eccola, davanti ai suoi occhi. L’ha rincorsa invano per anni e l’ha trovata all’improvviso, quando ormai aveva perso la speranza. Nel luogo in cui mai e poi mai avrebbe immaginato di incontrarla.

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