<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Carla Maria Russo</title>
	<atom:link href="https://carlamariarusso.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://carlamariarusso.com</link>
	<description>Tutti i libri dell&#039;autrice</description>
	<lastBuildDate>Fri, 25 Jul 2025 14:11:16 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>

<image>
	<url>https://carlamariarusso.com/wp-content/uploads/2022/01/Piuma-1-150x150.png</url>
	<title>Carla Maria Russo</title>
	<link>https://carlamariarusso.com</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Recensione di Cuore Di Donna a cura di Eleonora Tassoni (libreria Rinascita di Ascoli)</title>
		<link>https://carlamariarusso.com/recensione-di-cuore-di-donna-a-cura-di-eleonora-tassoni-libreria-rinascita-di-ascoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Mar 2023 14:28:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[blog carla maria russo]]></category>
		<category><![CDATA[cuore di donna]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://carlamariarusso.com/?p=1236</guid>

					<description><![CDATA[È una storia di coraggio, del coraggio che solo le donne sono capaci di trovare. Maria Inez ha una storia di abusi, povertà e rinuncia, e sembra seguire le orme di tante altre invisibili sorelle, condannate da una società che le vede inferiori perché donne, fragili, immigrate. Ma anche quando tutto sembra perduto può accadere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È una storia di coraggio, del coraggio che solo le donne sono capaci di trovare. Maria Inez ha una storia di abusi, povertà e rinuncia, e sembra seguire le orme di tante altre invisibili sorelle, condannate da una società che le vede inferiori perché donne, fragili, immigrate. Ma anche quando tutto sembra perduto può accadere un piccolo grande miracolo. Il miracolo in questione si chiama Ann Bennett, per certi versi anch&#8217;essa costretta a lottare per affermare il suo diritto a esistere. Maria Inez rischia la morte perché accusata di aver assassinato il suo torturatore e aspetta il verdetto nel carcere di Sing Sing. Ann è una delle prime avvocate della storia che decide per amore della verità e di tutte le sorelle senza voce di assumerne la difesa. Sarà questa sorellanza a dare nuovo senso all&#8217;espressione &#8220;cuore di donna&#8221;: da insulto contro una presunta debolezza diventa il centro palpitante di una ricerca della giustizia che non si arrende. Ann è un&#8217;eroina che ci insegna la lezione più importante: nessuna di noi è libera se non è libera e al sicuro la più fragile delle nostre sorelle. Carla Russo ha dato voce a grandi figure femminili nella storia e con quest&#8217;ultimo romanzo fa luce su una pagina preziosa del passato, purtroppo ancora oggi quanto mai attuale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Recensione di Cuore Di Donna</title>
		<link>https://carlamariarusso.com/recensione-di-cuore-di-donna-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Mar 2023 09:07:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[cuore di donna]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://carlamariarusso.com/?p=1227</guid>

					<description><![CDATA[Ho iniziato la lettura del libro subito dopo l&#8217;acquisto a Montagano. Dentro di me nutrivo la sensazione che mi avrebbe catturata e coinvolta e non mi sono sbagliata. Sin dalle prime pagine la storia mi è entrata dentro e con molta fatica ho dovuto frenare la smania di leggerla tutta d&#8217;un fiato, per evitare che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ho iniziato la lettura del libro subito dopo l&#8217;acquisto a Montagano. Dentro di me nutrivo la sensazione che mi avrebbe catturata e coinvolta e non mi sono sbagliata. Sin dalle prime pagine la storia mi è entrata dentro e con molta fatica ho dovuto frenare la smania di leggerla tutta d&#8217;un fiato, per evitare che finisse troppo presto. Una scrittura scorrevole, chiara, godibilissima, capace di trasformare le parole in fotogrammi che man mano si sono uniti e hanno dato vita ad un film appassionato, avvincente, coinvolgente, di quelli che ti fanno rimanere svegli fino a tarda ora. Ho immaginato i volti di Maria Inez, dell&#8217;indomita Ann, dell&#8217;affascinante Charles, di Joe Petrosino e della coraggiosa Rita, associandoli ai volti dei miei attori preferiti, godendo della intensa interpretazione dei personaggi loro assegnati. Ho sofferto con loro, ho gioito con loro, ho provato ad immaginare le fatiche, i sacrifici, i pregiudizi di cui sono stati bersaglio, oltre alla delusione della tanto decantata &#8220;terra promessa&#8221;. Mi ha molto colpito la descrizione di quel gomitolo di lana le cui estremità erano nelle mani di chi partiva e chi restava, quel suo srotolarsi man mano che la nave si allontanava dal porto &#8220;ultimo legame tra due anime che nessuno sapeva se si sarebbero mai riviste &#8221; Solo a pensarci si è presi dallo smarrimento, dall&#8217;angoscia, proprio perché viviamo in un&#8217;epoca in cui si è costantemente connessi in ogni luogo ed in ogni momento. Onore quindi a chi ci ha preceduto, a chi con il proprio sacrificio ci ha consentito una vita migliore, a tutte le Ann Bennett che non si sono mai arrese, che hanno lottato e lottano per affermare i propri diritti, a tutte le Maria Inez condannate senza appello, a tutti i Joe Petrosino che compiono il loro dovere ogni giorno con correttezza e senso di responsabilità, a tutte le Rita Mancuso che non si piegano ai soprusi ed ai ricatti ed un grazie a te per il tuo romanzo che benché non &#8220;storico&#8221;, ci ha raccontato la &#8220;storia&#8221; di un&#8217;epoca nella quale a vincere è il coraggioso ed immenso cuore delle donne.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Recensione a cura di Rita Caterina, lettrice </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Recensione di Cuore Di Donna su Libero del 20 gennaio 2023</title>
		<link>https://carlamariarusso.com/recensione-di-cuore-di-donna-su-libero-del-20-gennaio-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2023 10:35:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[cuore di donna]]></category>
		<category><![CDATA[libero]]></category>
		<category><![CDATA[quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://carlamariarusso.com/?p=1174</guid>

					<description><![CDATA[A cura di Andrea Camprincoli &#8220;La prima avvocatessa Usa che difese un&#8217;italiana dalla sedia elettrica&#8220; Quando la mafia a New York si chiamava &#8220;Mano nera&#8221;, accadde un fatto che richiamò l&#8217;attenzione della stampa internazionale. L&#8217;Italia e gli Stati Uniti finirono sotto i riflettori dell&#8217;opinione pubblica mondiale. In America era stata abolita da un trentennio la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="1174" class="elementor elementor-1174" data-elementor-post-type="post">
						<section class="ob-is-breaking-bad elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-1839301c elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default" data-id="1839301c" data-element_type="section" data-e-type="section" data-settings="{&quot;_ob_bbad_use_it&quot;:&quot;yes&quot;,&quot;_ob_bbad_sssic_use&quot;:&quot;no&quot;,&quot;_ob_glider_is_slider&quot;:&quot;no&quot;}">
						<div class="elementor-container elementor-column-gap-default">
					<div class="elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-5715897c" data-id="5715897c" data-element_type="column" data-e-type="column" data-settings="{&quot;_ob_bbad_is_stalker&quot;:&quot;no&quot;,&quot;_ob_teleporter_use&quot;:false,&quot;_ob_column_hoveranimator&quot;:&quot;no&quot;,&quot;_ob_column_has_pseudo&quot;:&quot;no&quot;}">
			<div class="elementor-widget-wrap elementor-element-populated">
						<div class="elementor-element elementor-element-653996a1 ob-harakiri-inherit ob-has-background-overlay elementor-widget elementor-widget-text-editor" data-id="653996a1" data-element_type="widget" data-e-type="widget" data-settings="{&quot;_ob_use_harakiri&quot;:&quot;yes&quot;,&quot;_ob_harakiri_writing_mode&quot;:&quot;inherit&quot;,&quot;_ob_postman_use&quot;:&quot;no&quot;,&quot;_ob_perspektive_use&quot;:&quot;no&quot;,&quot;_ob_poopart_use&quot;:&quot;yes&quot;,&quot;_ob_shadough_use&quot;:&quot;no&quot;,&quot;_ob_allow_hoveranimator&quot;:&quot;no&quot;,&quot;_ob_widget_stalker_use&quot;:&quot;no&quot;}" data-widget_type="text-editor.default">
				<div class="elementor-widget-container">
									
<p class="wp-block-paragraph">A cura di Andrea Camprincoli</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<strong>La prima avvocatessa Usa che difese un&#8217;italiana dalla sedia elettrica</strong>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la mafia a New York si chiamava &#8220;Mano nera&#8221;, accadde un fatto che richiamò l&#8217;attenzione della stampa internazionale. L&#8217;Italia e gli Stati Uniti finirono sotto i riflettori dell&#8217;opinione pubblica mondiale. In America era stata abolita da un trentennio la schiavitù (1865) ma dominavano ancora i sentimenti razzisti verso i neri, le donne e gli immigrati. Se poi eri donna, immigrata e italiana eri già &#8220;carne da macello&#8221; pronta per la sedia elettrica. Come accadde alla povera Maria Inez Cortese (nome inventato). Una italiana, immigrata, al centro di un caso giudiziario ricco di colpi di scena, che segnò un prima e un dopo nella società civile americana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era accusata di aver assassinato il marito e già condannata in primo grado alla sedia elettrica. La discriminazione verso le donne avveniva anche nelle classi più abbienti, vietandone l&#8217;accesso alle professioni. Seppure laureate, le giovani donne finivano per fare le assistenti. Segretarie, figure anonime di &#8220;supporto&#8221;. Poi nel 1895 arrivò <strong>Miss Ann Bennett</strong> – un nome di fantasia di professione prima avvocatessa degli Stati Uniti d&#8217;America. A lei toccò il compito di difendere la povera italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia di queste due donne è al centro del romanzo storico Cuore di donna (Piemme, pp. 434, euro 18,90), di Carla Maria Russo. Una grande scrittrice che ci commuove senza affogarci nella melassa<br>sentimentale degli incapaci (una rarità!). Con l&#8217;altro dono prezioso di avere una scrittura cinematografica in grado di portarci dentro la New York dei gangster che gravitavano nella Little Italy. Erano gli uomini affiliati alla Mano Nera. Tipacci col coltello a serramanico sempre in tasca. Gestivano il giro della prostituzione e facevano pagare &#8220;il pizzo&#8221;, in cambio di protezione da altri briganti. A dargli la caccia vi era il leggendario italoamericano Joe Petrosino. Il primo poliziotto italiano a diventare sergente capo della polizia di New York, vincendo le angherie dei suoi colleghi irlandesi. La storia di Maria Inez, fatta di violenze fin dalla nascita, è basata su fatti reali. Fu la prima detenuta rinchiusa nel carcere duro<br>di Sing Sing, la cui storia tragica ci terrà incollati alle pagine, col fiato sospeso, fino all&#8217;ultima parola. Si scoprirà la verità solo alla fine. Un bellissimo romanzo giallo. Il razzismo verso gli immigrati italiani ricorda il famoso caso giudiziario di Sacco e Vanzetti, tradotto nell&#8217;indimenticabile pellicola cinematografica del 1971, diretta da Giuliano Montaldo. Ma qui vi è anche l&#8217;avvocatessa Bennet, altro personaggio storico (romanzato), assunta dalla Nawsa (Associazione femminile per il voto alle donne). Le avevano affidato il caso proprio perché si trattava di una causa persa? E quindi la preannunciata sconfitta avrebbe rafforzato le convinzioni razziste verso le donne? O piuttosto per dimostrare l&#8217;esatto contrario? Che solo una donna avrebbe potuto portare alla salvezza un&#8217;innocente? Solo il cuore delle donne, sembra ricordarci findal titolo, potrà farlo.</p>
								</div>
				</div>
					</div>
		</div>
					</div>
		</section>
				</div>
		]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Recensione di Cuore Di Donna</title>
		<link>https://carlamariarusso.com/recensione-di-cuore-di-donna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2022 16:42:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[cuore di donna]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://carlamariarusso.com/?p=1156</guid>

					<description><![CDATA[Ancora una volta la protagonista è una figura femminile, forte e indistruttibile in apparenza, unafigura che man mano si delinea, si definisce, e diventa così grande e imponente da rubare tutto lospazio possibile all&#8217;attenzione. È una figura verso cui non puoi non inchinarti per la suaperseveranza e ostinazione.Eppure, è anche un romanzo corale, perché sono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ancora una volta la protagonista è una figura femminile, forte e indistruttibile in apparenza, una<br>figura che man mano si delinea, si definisce, e diventa così grande e imponente da rubare tutto lo<br>spazio possibile all&#8217;attenzione. È una figura verso cui non puoi non inchinarti per la sua<br>perseveranza e ostinazione.<br>Eppure, è anche un romanzo corale, perché sono tanti i comprimari e le figure che si aggiungono,<br>inserendo tasselli su tasselli alla storia principale, quella di Maria Inez Cortese, che, in corso<br>d&#8217;opera, si arricchisce e si dirama in storie parallele, alternate a lunghi flashback.<br>Lo definirei una interminabile, avvincente arringa, ricca di sfumature e chiaroscuri, perché tanti, ma<br>tanti sono gli squarci di luce che a poco a poco si allargano, facendo intravedere l&#8217;ultimo faro, in<br>apparenza irraggiungibile: la salvezza da un&#8217;atroce condanna a morte, la sedia elettrica.<br>Errori di valutazione, colpe e concorsi di colpa: nulla manca alle storie che saltano continuamente<br>dall&#8217;America all&#8217;Italia. E sullo sfondo un problema irrisolvibile e annoso: l&#8217;EMIGRAZIONE.<br>E tutto è raccontato in maniera così viva e immediata che il lettore si sente da subito coinvolto e<br>spinto ad andare avanti e a superare man mano i flutti di un mare sempre più agitato, fino all’esito<br>finale.<br>Tante le donne eroine, Maria Inez in primis. E poi l&#8217;avvocato-donna Ann Bennett, la prima di<br>genere femminile che ha il coraggio di accettare l’incarico della difesa nel processo di appello. Le<br>sono accanto la presidente della NAWSA (acronimo della National American Women Suffrage<br>Association) e varie altre signore impegnate nello stesso campo, tra cui la moglie del direttore del<br>carcere di Sing Sing dove è stata trasferita Maria Inez. Sarebbero le cosiddette aiutanti, per dirla<br>alla Propp.<br>L&#8217;uomo, dapprincipio, è solo di contorno eccezion fatta per Joe Petrosino, il famoso poliziotto<br>siculo americano chiamato in causa per risolvere questo caso di palese ingiustizia sociale, Remo,<br>il primo e unico amore di Maria Inez, e il giornalista, Charles Dickinson, che diventerà amico e<br>collaboratore di Ann Bennett, oltre al direttore del carcere e al magistrato del processo di appello.<br>Molte anche e degne di nota le mamme che popolano la storia, a cominciare da quelle di Maria<br>Inez: la mamma adottiva, soprattutto, e poi quella naturale che uscirà presto di scena.<br>Tutte figure variegate e sfaccettate, vittime anche loro dell’ignoranza e dei pregiudizi del tempo.<br>Li ho letti quasi tutti i libri di Carla Maria Russo, ma questo è sicuramente uno dei più avvincenti.<br>Mattoncino su mattoncino, la difesa di Maria Inez, accusata e condannata per aver ucciso il<br>marito, Cataldo Motta, grazie all’avvocato-donna Ann Bennett, si va costruendo e consolidando<br>per il processo d’appello, affiancata dai dibatti e commenti della pubblica opinione sulla carta<br>stampata. E, come in un lungo film, sequenza dopo sequenza si snoda quella che appare come<br>un’impresa impossibile: la battaglia di Ann Bennett contro la pena di morte, inflitta all’imputata nel<br>primo processo.<br>Attraverso una lettera dell’ex fidanzato di Ann, Simon Ford, anche lui avvocato, vengono fuori dei<br>nodi irrisolti: la tutela dei principi etici e civili: il razzismo, la pena di morte e i diritti delle donne. in<br>un’atmosfera di un&#8217;epoca intrisa di pregiudizi, superficialità e violenza gratuita contro il genere<br>femminile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia è un susseguirsi di colpi di scena in atmosfere e ambienti disparati, dai più elevati ai più<br>umili. e degradati : dall’alta borghesia fino ai bassifondi.<br>E tutto grazie alla penna prolifica di Carla Maria Russo che rende oro tutto quello che tocca.<br>In questo caso la tematica trattata la coinvolge più del solito.<br>La scrittrice possiede una scioltezza e una levità nel raccontare e cucire fatti e particolari, anche<br>scabrosi che riguardano il genere femminile. Ed è come se un velo man mano si squarciasse;<br>come se un sipario fatto di velo si aprisse lasciando palcoscenico e scena completamente aperti e<br>a vista svelando gli angoli più reconditi.<br>La chiusa appare come una liberazione dovuta a quella voglia di riscatto che riesce a contagiare<br>tutti, persino gli animi più duri e ostili come quella del Pubblico Ministero.<br>È il grande cuore delle donne a trionfare, delle donne nel senso latino di dominae.<br>Ancora una volta la nostra Carla Maria Russo si è cimentata nella ricostruzione di uno spaccato di<br>vita e società legate ad un&#8217;epoca particolare e complessa: la fine del secolo diciannovesimo, ricca<br>di contrasti e fermenti, un&#8217;epoca più che mai vicina all’attuale, date le problematiche ancora oggi<br>irrisolte.<br>Forte e tenera, ostinata e delicata, duttile ed energica, all&#8217;occorrenza fragile, è alla fine la figura<br>femminile che campeggia davanti a chi ha letto il romanzo.<br>Qualità queste, tutte, che potremmo attribuire a Maria Inez e anche, con le dovute variazioni, ad<br>Ann Bennett, cui viene affidato un compito in apparenza irrealizzabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Recensione di Giulia Notarangelo</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Influenza del Novecento Italiano</title>
		<link>https://carlamariarusso.com/linfluenza-del-novecento-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Maria Russo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2022 09:05:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di letteratura, storia, arte e varie umanità]]></category>
		<category><![CDATA[blog carla maria russo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://carlamariarusso.com/?p=969</guid>

					<description><![CDATA[In questa pillola voglio parlare della mia passione per la letteratura del Novecento italiano e, in particolare, per quella dei primi 60/70 anni del secolo, affrontando, di volta in volta, alcuni dei miei autori preferiti. Non tutti, ovviamente. Vale quanto già detto per la letteratura dell’Ottocento europeo: sono costretta a scegliere, sapendo di fare un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In questa pillola voglio parlare della mia passione per la letteratura del Novecento italiano e, in particolare, per quella dei primi 60/70 anni del secolo, affrontando, di volta in volta, alcuni dei miei autori preferiti. Non tutti, ovviamente. Vale quanto già detto per la letteratura dell’Ottocento europeo: sono costretta a scegliere, sapendo di fare un torto a molti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa scelta, non seguirò né un criterio di successione cronologica, né di <em>fama letteraria, </em>ma solo di significato che questi autori e i loro libri hanno avuto nella mia vita, nel costruire il mio gusto e nel donarmi emozioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi mi occuperò di Pratolini. E, per contrapposizione, di Vittorini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parto proprio da quest’ultimo: Elio Vittorini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">So bene che quanto sto per dire potrebbe guadagnarmi non pochi nemici ma raramente un autore mi ha annoiata tanto quanto Vittorini, che pure ho letto tutto (almeno credo) ma solo perché lo consideravo un mio <em>dovere intellettuale</em>. Negli anni della mia giovinezza, esistevano dei <em>must </em>letterari, degli autori che non potevi non leggere se ci tenevi costruirti un <em>credito culturale</em> (e io ci tenevo, come ho spiegato in altre puntate del blog: da giovanissimi, si sa, si soggiace più facilmente a queste manie e ricatti modaioli). Uno di questi <em>must </em>era Vittorini (un altro, Pavese, ma lui era parecchio meglio di Vittorini)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vittorini mi ha sempre dato l’impressione (ma solo oggi mi azzardo a dirlo a voce alta) di avere un concetto di sé elevatissimo, al punto da poter contrabbandare per capolavori assoluti dei romanzi che io trovavo nient’altro che una sequela noiosissima e prolissa di situazioni assurde e improbabili, contrabbandate come interpretazione simbolica ed analogica della realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà che certo simbolismo arcano e rivolto a un ristretto gruppo di<em> iniziati,</em> nel romanzo non mi è mai piaciuto (diverso il discorso per la poesia), mi ha sempre dato l’impressione di trovare la sua giustificazione più in un autocompiacimento dell’autore (<em>Dio, come sono bravo e misterioso, quali vette di indecifrabilità riesco a raggiungere!</em>), che nel desiderio di giungere alla mente e al cuore del lettore: l’imperscrutabilità come cifra della propria grandezza…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mah… Non amo l’intellettualismo esasperato perché lo trovo freddo, distaccato, autocompiaciuto e autoreferenziale, incapace di comunicare emozioni… <em>Per me</em>, il romanzo <em>non</em> è questo. Come ho ampiamente spiegato in altre pillole, io sono sempre stata catturata da storie molto intense, molto cariche di pathos, per cui forse non possiedo gli strumenti <em>emotivi </em>per comprendere opere fortemente simboliche, ermetiche, che fanno della incomunicabilità una scelta deliberata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che posso assicurarvi è che leggere <em>Conversazione in Sicilia</em> (che pure mi sono sorbita dalla prima all’ultima parola) è stato un calvario. E lo stesso vale per le altre opere di Vittorini, fatta eccezione per <em>Uomini e no</em>, l’unico romanzo che ho riletto una seconda volta da adulta, apprezzandolo allo stesso modo. Ma il resto, no, proprio non me la sento di rileggerlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E invece ho amato Pratolini, perché ho sentito le sue storie e i suoi personaggi vicini al mio cuore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pratolini è stato, per il mio gusto letterario, l’esatto contrario di Vittorini. Per quanto il secondo mi è parso involuto, complicato, deliberatamente distante dal pubblico, allo stesso modo ho percepito Pratolini come un autore corale, inclusivo, carico di simpatia umana, di coinvolgimento emotivo nelle vicende dei suoi personaggi, nella materia del suo racconto, forse anche perché nelle sue opere è riversato tanto della sua vita. Quella esperienza personale, però, non è mai narrata, come le mode letterarie del momento invitavano a fare, in chiave lirico-rievocativa, intellettuale, simbolica. Al contrario, si traduce in storie <em>vere,</em> appassionate e coinvolgenti, uomini e donne reali, riconoscibili, con la loro vita spesso irta di difficoltà &#8211; perché Pratolini ambienta le sue storie fra operai, popolani, gente di borgata &#8211; con la loro sanguigna umanità e la loro temperie di sentimenti e di passioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, in Pratolini, il recupero memoriale, che certamente c’è perché, come ho detto, molto della sua esperienza di vita è travasata nei suoi romanzi, non diventa mai un semplice ripiegamento su se stesso o rivisitazione del passato in una chiave di rarefatto intellettualismo, ma resta sempre apertura e attenzione verso il mondo degli altri, verso il sociale: la città, molto spesso <em>il quartiere, </em>o addirittura la strada – la famosa <em>via del Corno, </em>in <em>Cronache di poveri amanti</em> &#8211; con l’umanità varia che la popola. Per questo le sue storie sono così autentiche, umane, ricche e sfaccettate nei toni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Cronache di poveri amanti </em>è forse il libro che preferisco di Pratolini, assieme a <em>Metello</em> (ma sto facendo un torto a <em>Le ragazze di San Frediano</em>,<em> Cronaca familiare</em>, <em>Lo Scialo</em>…). Di <em>Cronache di poveri amanti</em>, una certa critica ha scritto che il suo pregio – ovvero la dimensione fortemente popolare – contiene in sé anche il suo limite: un populismo un poco ingenuo e uno schematismo un po’ scontato, che vede nel popolo, i valori positivi, nella borghesia, quelli negativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io credo invece che <em>Cronache di poveri amanti</em> sia un’opera autentica, molto credibile e poliedrica, che inquadra bene una società e un’epoca, tanto da poter davvero aspirare alla qualifica di romanzo della <em>epopea popolare</em>, quasi al livello di <em>La Malora, Le terre del sacramento, Fontamara.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Giudizio che mi sento di ripetere con identiche parole per <em>Metello</em>, in cui mi sembra che l’autore riesca a creare un perfetto equilibrio tra la vicenda personale e sentimentale del protagonista e la sua storicizzazione, ovvero il suo inserimento nel contesto storico e sociale dell’epoca, sicché la sua crescita personale e la maturazione sentimentale coincidono con la sua presa di coscienza politica e sociale, al punto che la seconda informa e dà consistenza alla prima (si pensi, solo per fare un esempio, all’amore per Ersilia, nato dalla tragedia sul lavoro in cui è morto il padre della ragazza)</p>



<p class="wp-block-paragraph">In<em> Metello </em>l’autore riprende i temi di <em>Cronache di poveri amanti</em> – l’atmosfera del quartiere, la vita delle classi popolari, i valori di solidarietà, amicizia, amore ma anche la rivolta, le tensioni sociali, la repressione  – inserendoli in una narrativa vigorosa e rigorosa, severa e misurata, raggiungendo dei risultati davvero degni di nota.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, come avrete capito, Pratolini è stato un autore che ho molto apprezzato per la sua capacità di comunicare davvero con il lettore, di raggiungere il suo cuore, portandolo per mano attraverso una lettura piacevole, avvincente e nello stesso tempo ricca di documentazione storica e di temi sui quali riflettere.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Lezione del Realismo Europeo: Hugo e Tolstoj</title>
		<link>https://carlamariarusso.com/la-lezione-del-realismo-europeo-hugo-e-tolstoj/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Maria Russo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 May 2022 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di letteratura, storia, arte e varie umanità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://carlamariarusso.com/?p=959</guid>

					<description><![CDATA[Il realismo europeo dell’Ottocento ha avuto su di me grandissima attrazione e influenza. L’ho scoperto giovanissima (quattrodici/quindici anni, anche prima) e me ne sono lasciata catturare al punto che, per alcuni anni, la lettura si è identificata per me solo con i “classici” europei: francesi, inglesi, russi, tedeschi. Ho divorato quei romanzi, che trovavo di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il realismo europeo dell’Ottocento ha avuto su di me grandissima attrazione e influenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ho scoperto giovanissima (quattrodici/quindici anni, anche prima) e me ne sono lasciata catturare al punto che, per alcuni anni, la lettura si è identificata per me solo con i “classici” europei: francesi, inglesi, russi, tedeschi. Ho divorato quei romanzi, che trovavo di una bellezza e di un fascino irresistibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per rendere il giusto tributo di gratitudine a tutti gli autori che mi hanno tenuto una così piacevole compagnia e ai quali devo tanto (ma davvero tanto) sotto molteplici aspetti, dovrei scrivere un elenco senza fine, che sarebbe impossibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con dispiacere e facendo un grande torto a tutti gli altri, scelgo due nomi: Hugo e Tolstoj.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>I Miserabili</em> rientrano nel novero dei libri che, all’età in cui li ho letti la prima volta – all’incirca 14 anni, e questo ha la sua importanza &#8211; mi hanno sedotto, conquistata. I motivi sono innumerevoli, posso solo accennarne alcuni:</p>



<p class="wp-block-paragraph">1) ovviamente mi ha avvinto la trama, così ricca di pathos e di <em>suspense</em>, e la dimensione umana dei personaggi, delle cui peripezie e travagliato percorso di vita mi sentii strettamente parte, al punto che divenne traumatico staccarsene a fine lettura. Per superare il trauma, l’unico modo fu ricominciare da capo il libro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">2) Riletto molti anni dopo, ho apprezzato ancor di più l’abilità dell’autore nel reggere una trama così vasta e complessa, sostenuta anche da un uso sapiente degli espedienti narrativi. Soprattutto però mi è piaciuta la dimensione <em>sociale </em>del romanzo, la capacità cioè di inscrivere la vicenda umana dei protagonisti nel contesto storico e sociale dell’epoca, del quale Hugo mette in luce con grande realismo e onestà intellettuale i meccanismi che lo dominano: l’onnipotenza del denaro, la logica del profitto e dell’interesse, la corruzione, i raggiri, le prevaricazioni di una giustizia vendicativa e di parte. Ne consegue che proprio lui, schierato in politica su posizioni alquanto reazionarie e nostalgiche dell’<em>ancien rég</em>i<em>me</em>, offre una analisi così lucida, reale e inclemente dei mali e delle ingiustizie della società, da consegnarci un’opera fortemente progressista e rivoluzionaria: l’importanza del realismo e della onestà intellettuale quando si fa letteratura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">3)All’interno di questo contesto e strettamente fusa con la storia principale, Hugo è incredibilmente bravo, a mio avviso, nel proporci una caleidoscopio quanto mai ricco e multiforme di situazioni e di personaggi, nessuno dei quali diventa mai uno stereotipo, una macchietta, ognuno spinto nel suo agire da pulsioni e motivazioni le più disparate, dalla avidità, alla vendetta, al fanatismo, alla nobilita d’animo. Ne emerge un quadro quanto mai ricco, multiforme e realistico di molti strati della società, all’interno della quale colpisce la coerenza e la bravura dell’autore nel padroneggiare un così vasto e mosso impianto narrativo. Sul piano metodologico, è forse proprio questa la lezione più significativa che mi lasciato Hugo: la sicurezza nel reggere una trama molto complessa, una narrazione di grandissimo respiro, con mille vicende che si intersecano e mille personaggi che si incrociano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">4) E’ ovvio che in un’opera di proporzioni così imponenti possano esserci brevi cedimenti a un tono un poco melodrammatico, a esagerazioni retoriche o “tirate” moraleggianti, che io ho colto solo quando ho riletto il libro da adulta. Tuttavia non mi hanno minimamente disturbato e il gradissimo valore dell’opera è rimasto intatto ai miei occhi. E non solo ai miei, che contano poco, se è vero, come è vero, che <em>I Miserabili</em> ha fatto scuola a molti grandi scrittori che hanno concepito il romanzo&nbsp; come un grandioso affresco storico e sociale di un’epoca: da Tolstoj a Zola, da Mann a Proust.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di TOLSTOJ mi ha colpito invece la profonda vocazione psicologica, la capacità di scavare nell’abisso dell’animo umano, forse perché lui stesso fu un uomo inquieto, mai appagato, mai sereno, alla perenne ricerca di una sicurezza e pacificazione interiore che non trovò mai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I suoi romanzi mi hanno affascinato non solo per l’intreccio delle storie – tutte bellissime, tutte avvincenti &#8211; ma per la capacità di rendere palpitante e reale il percorso interiore, spesso tormentatissimo, dei protagonisti. Come in Pierre Besùkov, nel quale Tolstoj travasa se stesso, il suo spirito di incessante ricerca, quel continuo e angosciante interrogarsi sull’uomo, sulle sue finalità, sulla sua aspirazione alla trascendenza, sul contrasto tra il bisogno innato di perfezionamento spirituale e la sua fragilità, le sue cadute, le contraddizioni del vivere terreno e della realtà che lo circonda, che è a volte assolutamente brutale, spietata e sembra negare ogni anelito spirituale. O come il principe Andrej Bolkonskij, agitato da un profondo disagio del vivere, da una inquietudine di cui non comprende l’origine, il quale sembra rinascere e recuperare un equilibrio interiore nell’amore per Natascia, senza tuttavia riuscire a trovare la nobiltà d’animo di fidarsi di lei e salvare il loro amore anche se le apparenze sono contro la fanciulla, riuscendo infine a cogliere l’illuminazione e la pace che cercava solo nella morte, quando è troppo tardi per goderne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">O come lo splendido, indimenticabile personaggio proprio di Natascia, della quale l’autore descrive passo passo, con realismo e, al tempo stesso, con incredibile delicatezza e poesia, tutta l’evoluzione psicologica, dalle tenerissime turbe dell’adolescenza, con le sue insicurezze, timidezze e dolcissime illusioni, alla tormentata maturazione, all’impatto con <em>l’arido vero, </em>per dirla con Leopardi, avvenuto attraverso l’ingenuità, l’errore, il rimorso, il tormento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tolstoj è un autentico genio dell’approfondimento psicologico, dell’analisi dell’animo umano, che egli scandaglia in ogni piega, in ogni anfratto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Voi mi direte: e Dostoevskij, allora?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, lo so bene. Vi avevo anticipato che dovevo fare delle scelte e che ogni scelta sarebbe stata un’ingiustizia verso i molti altri che ho amato allo stesso modo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stiamo parlando di due giganti, ovviamente, che hanno condiviso questa visione problematica e inquieta dell’esistenza, questo tormento per la finitezza umana, la sua fragilità di fronte al male e, d’altro canto, il prepotente bisogno della trascendenza, del divino, entrambi maestri nell’indagare l’animo umano, entrambi candidati al grandino più alto del podio della letteratura russa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io lo assegno a Tolstoj ma solo per una ragione. In Dostoevskij, <em>per la mia sensibilità,</em> questo tormento è reso in modo molto più caotico, allucinato, alienante. L’autore stesso sembra&nbsp; sopraffatto dalla materia incandescente che tratta, dalle nevrosi dei suoi personaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tolstoj, a mio avviso, dà la sensazione di dominare sempre, come un demiurgo, l’abisso nel quale ci sta conducendo, le turbe e i tormenti dei suoi personaggi, che sono poi anche le sue, ma questo non gli impedisce di mantenere sempre una certa distanza, riuscendo in questo modo a consegnare al lettore un’analisi più lucida e soprattutto meno angosciante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so se sono riuscita a rendere il mio pensiero, perché è tutt’altro che facile e, soprattutto, è molto soggettivo, riguarda solo l’effetto che produce <em>su di me</em> la lettura dell’uno o dell’altro. In uno – Tolstoj – trovo sempre maestosità narrativa, nell’altro – Dostoevskij &#8211; c’è un magma che ribolle (per altro voluto e cercato dall’autore, perché quella era la sua concezione della vita umana). In ogni caso, due giganti, ragion per cui, se preferite assegnare il primo posto a Dostoevskij, fate pure, niente da eccepire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo per concludere:&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">1) &nbsp; &nbsp; Ho molto amato Puskin e credo abbia avuto una grande influenza sulla mia emotività <em>letteraria</em>, forse perché ho letto <em>La figlia del Capitano</em> in un’età in cui ero molto influenzabile e iper-recettiva alle emozioni (frequentavo le medie) e la descrizione dell’invasione dei ribelli guidati da Pugecev mi ha sconvolto, mi ha tenuto con il cuore in gola fino all’angoscia &#8211; ben più delle disgrazie di Michele Strogoff, che pure da bambina mia avevano molto impressionata &#8211; non solo per le sequenze violente, anzi, feroci, brutali (così mi parvero a quella prima lettura) della conquista della fortezza di Belogorsk ma per le descrizioni di ambienti, società, abitudini, usi per me del tutto sconosciuti. Questi libri, letti in età così giovane, hanno molto influenzato – lo capisco meglio oggi – il mio modo di concepire il romanzo e coltivato in me il gusto per storie intense, forti, ricche di pathos.</p>



<p class="wp-block-paragraph">2) &nbsp; &nbsp; Mi colpì molto anche <em>Padri e figli</em> di Turgenev (che non ho mai riletto, quindi non so dire come lo valuterei oggi). Quando lo lessi la prima volta, lo sentii un romanzo molto vicino ai fermenti di rivolta che attraversavano la mia generazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiedo scusa a tutti gli amatissimi autori che sto trascurando: da Stendhal, ad esempio, agli inglesi (Bronte, Henry James …) ai tedeschi (Mann, in particolare, ma anche altri). Sento che sono in collera con me e hanno ragione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Porto dentro di me un debito di gratitudine enorme verso tutta la letteratura europea dell’Ottocento, che ha rivestito un peso davvero molto rilevante nella mia formazione e nella creazione del mio gusto.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;arte e L&#8217;etica di Beppe Fenoglio</title>
		<link>https://carlamariarusso.com/larte-e-letica-di-beppe-fenoglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Maria Russo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Apr 2022 07:33:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di letteratura, storia, arte e varie umanità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://carlamariarusso.com/?p=948</guid>

					<description><![CDATA[E ora veniamo a Fenoglio. Vi avviso subito che questa pillola sarà breve per due ragioni: 1)&#160; &#160; Io sono di parte: Fenoglio è stato ed è un mio grandissimo amore letterario. Di lui mi sono innamorata intensamente da ragazza e tale resto ancora oggi: innamorata senza la minima riserva. Non tutti i miei amori [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">E ora veniamo a Fenoglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vi avviso subito che questa pillola sarà breve per due ragioni:</p>



<p class="wp-block-paragraph">1)&nbsp; &nbsp; Io sono di parte: Fenoglio è stato ed è un mio <em>grandissimo amore letterario</em>. Di lui mi sono innamorata intensamente da ragazza e tale resto ancora oggi: innamorata senza la minima riserva. Non tutti i miei amori letterari dell’età giovanile hanno superato il vaglio dell’età adulta, anzi, ci sono stati clamorosi ridimensionamenti. Fenoglio, no. Fenoglio è <em>immenso </em>e resiste impavido al passare del tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">2)&nbsp; &nbsp; Ha scritto solo capolavori (ve l’ho detto che sono di parte). E sui capolavori, c’è poco da scrivere o commentare. Sono <em>capolavori. </em>Punto. Fine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">3)&nbsp; &nbsp; Da un punto di vista metodologico, leggendo Fenoglio si comprende la differenza tra la cronaca e il romanzo. Due temi fondamentali sono presenti nei suoi libri: la Resistenza e il mondo contadino delle Langhe. Temi legati alla sua vita: il fascismo, la lotta partigiana, il legame con le Langhe. Ma lui li trasforma entrambi in alta letteratura perché sa elevare il personale, il contingente – il luogo, il tempo, l’esperienza personale &#8211; a simbolo universale della condizione umana, a epopea umana del vivere, a meditazione sulla violenza e sulla fatalità insite nella <em>Vita</em>, qualunque vita, a prescindere dal tempo, dal luogo e dal contesto personale. Violenza e fatalità possono anche assumere forme diverse ma restano sempre <em>inevitabili</em> e <em>imprescindibili,</em> perché connaturati alla vita stessa: la ferocia e la barbarie della guerra, narrata nei libri sulla Resistenza, non sono diverse, nella loro violenza e fatalità, dalla crudeltà e dalla disumanizzazione dei rapporti sociali che scaturiscono dalla miseria e dall’estrema povertà, narrate nei romanzi ambientati nelle Langhe quali il meraviglioso <em>La Malora</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di Beppe Fenoglio ho letto e amato tutto, a prescindere dal tema: <em>Primavera di bellezza, Una questione privata, Il partigiano Johnny</em>, <em>I ventitrè giorni di Alba, La Malora, La paga del sabato</em>…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto, insomma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni libro, una pietra miliare nel mio percorso letterario, una esperienza pesantissima, intensa, indimenticabile. Libri che hanno inciso nel mio cuore un segno indelebile, un solco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alta, altissima letteratura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un realismo così profondo, così assoluto, così <em>impietoso</em>, mi verrebbe da dire, espresso in uno stile così crudo, così scarno e scavato, così fermamente essenziale &#8211; entrambi frutto di una precisa scelta etica, a mio avviso &#8211; e tuttavia un risultato così poetico, così elevato da graffiarti l’anima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho amato intensamente Fenoglio anche <em>come uomo. </em>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho amato la sua fierezza, la sua schiena dritta, il suo rigore, il suo coraggio di dire la verità, di sfidare il feroce conformismo culturale del dopoguerra e degli anni Sessanta e Settanta, di non scendere mai a compromessi, pronto a pagare il prezzo della ferma coerenza etica e intellettuale con l’emarginazione dai salotti buoni (dei quali, per altro, a lui non interessava un bel nulla) e con critiche spesso feroci (ma ebbe anche grandi estimatori, almeno fra quelli che hanno giudicato le sue opere utilizzando solo le categorie letterarie e non quelle politiche)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fenoglio è sempre stato schierato da una parte precisa: un fermo antifascista, senza dubbi e senza tentennamenti, figlio di socialisti, che condannò il fascismo non solo sul piano morale ma anche su quello intellettuale, partigiano combattente, che ha rischiato la vita per i valori nei quali credeva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò nonostante, mai ha rinunciato a descrivere la realtà nella sua crudezza, senza infingimenti né abbellimenti, in termini che alla cultura ufficiale dell’epoca non sarebbero potuti mai piacere. Negli anni del dopoguerra e anche successivamente, negli anni Sessanta e Settanta, parlare della resistenza rifiutando la retorica del trionfalismo a ogni costo significava candidarsi a essere non solo condannato ma crocifisso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A me piaceva l’antifascismo di Fenoglio proprio perché leale e onesto sotto il profilo morale ed intellettuale, basato sull’antiretorica, a volte sull’ironia dissacrante. Basterebbe, come esempio, leggere questi pochi stralci dell’incipit de<em> I Ventitré giorni di Alba</em>, libro che io ho adorato sotto ogni profilo, letterario, umano, culturale, metodologico e anche etico perché mi ha aiutato a comprendere – come tutta la produzione di Fenoglio – il valore morale dell’onestà, della lealtà, della sincerità, specie per chi scrive:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell&#8217;anno 1944. Fu la più selvaggia parata della storia moderna: solamente di divise ce n’erano per cento carnevali. Fece un’impressione senza pari quel partigiano semplice che passò rivestito dell’uniforme di gala di colonnello d’artiglieria con gli alamari neri e le bande gialle…e tutti, o quasi, portavano ricamato sul fazzoletto il nome di battaglia. La gente li leggeva come si leggono i numeri sulla schiena dei corridori ciclisti; lesse nomi romantici e formidabili che andavano da Rolando a Dinamite…&#8221;.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">E questa è la critica sul libro pubblicata ne <em>l’Unità</em> di Milano del 29 ottobre 1952:</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>I ventitré giorni di Alba</em> è e resta un brutto capitolo della letteratura sulla Resistenza…Fenoglio ci presenta degli strani partigiani, che stanno fra la caricatura e il picaresco, che combattono per avventura o addirittura per niente o per nessuno…Lo stile è volutamente letterario e falso, come il contenuto…E’ semplicemente un gioco di parole, e di brutte parole, quello di Fenoglio”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per fortuna, i lettori non si lasciarono influenzare, così come alcuni fra i critici più attenti, che ne compresero la grandezza: oltre a de Robertis (che di lui scrisse: <em>piuttosto che un neorealista, un realista, ma integrale, che ti dà, oltre la cosa, il sentimento, l’ombra della cosa</em>), mi piace citare Anna Banti, sua grandissima estimatrice, e Pietro Citati ( che elogia la padronanza dello stile, il ritmo spoglio e quasi cinematografico)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una volta lessi in una sua intervista che scrivere rappresentava per lui un’immensa fatica, che ogni parola gli costava uno sforzo estremo di ricerca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando anche a me è capitato di arrancare sulle parole (mi è successo spesso, soprattutto mentre scrivevo L’acquaiola, un libro che mi è costato uno sforzo immane) mi consolavo pensando che la stessa difficoltà incontrava un grande come Fenoglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per cui: silenzio e pedalare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Foto: centrostudibeppefenoglio.it</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Libri che mi hanno cambiato la vita: Memorie di Adriano</title>
		<link>https://carlamariarusso.com/libri-che-mi-hanno-cambiato-la-vita-memorie-di-adriano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Maria Russo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Apr 2022 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di letteratura, storia, arte e varie umanità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://carlamariarusso.com/?p=930</guid>

					<description><![CDATA[Ho letto per la prima volta Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar quando avevo diciannove anni, nell’estate dopo la maturità. E ne rimasi fulminata. Mai avevo letto un romanzo storico di quel livello e di quelle caratteristiche. Da allora, l’ho riletto più volte, apprezzandolo sempre di più e cogliendone nuove sfaccettature. La Yourcenar, nel suo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ho letto per la prima volta <em>Memorie di Adriano </em>di Marguerite Yourcenar quando avevo diciannove anni, nell’estate dopo la maturità. E ne rimasi fulminata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mai avevo letto un romanzo storico di quel livello e di quelle caratteristiche. Da allora, l’ho riletto più volte, apprezzandolo sempre di più e cogliendone nuove sfaccettature.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Yourcenar, nel suo romanzo, usa un approccio, un modo di concepire la narrazione storica che sento profondamente mio:</p>



<p class="wp-block-paragraph">1)parte dalla storia personale, privata – nel suo caso l’imperatore Adriano – e rimane fedele alla sua linea narrativa, osservando la realtà esterna sempre <em>da quel punto di vista</em>, ovvero l’esperienza umana del protagonista, Adriano <em>uomo, </em>non Adriano <em>imperatore, </em>che è un riflesso dell’uomo. Nel raccontarsi attraverso le epistole indirizzate al nipote adottivo Marco Aurelio – cui trasmetterà i suoi stessi interessi culturali e filosofici – Adriano mette a nudo la sua anima in ogni piega, in ogni dettaglio: la sua educazione, la sua passione per la cultura greca (mitologia e filosofia in particolare), il suo amore per Antinoo, i dolori e le gioie, la forza e le fragilità, i meriti e gli errori, le ansie e le responsabilità derivanti dal suo status di imperatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo raccontare se stesso dall’interno, dalla parte dell’animo e dei sentimenti, eleva Adriano a simbolo di ogni uomo, a specchio dell’umanità. Ed è questa caratteristica che rende <em>Memorie di Adriano</em> un grande romanzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">2) Il contesto storico – e dunque la Storia con la S maiuscola-&nbsp; è molto importante ma non è il <em>fine</em> del libro, bensì <em>un mezzo</em> per scandagliare la personalità dei suoi personaggi, renderli più vivi, reali e credibili. L’intento della Yourcenar non è raccontare la Storia di quel periodo ma <em>l’uomo e la sua vicenda umana all’interno di quel momento storico.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">3) Nonostante questo – o direi<em>, PROPRIO</em>&nbsp; per questo – è molto attenta al vero storico e a creare un verosimile – che è imprescindibile in un romanzo – storicamente molto credibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Memorie di Adriano è la dimostrazione di come un romanzo, se è un grande romanzo, supera il genere nel quale viene collocato e resta sempre <em>contemporaneo, </em>ovvero in grado di parlare all’uomo di ogni epoca, di essere sempre attuale e moderno perché si interroga e ci interroga sui grandi temi connessi alla nostra umanità: il senso della vita e della morte, il rapporto con il tempo, l’amore, la bellezza, la cultura e l’arte, gli affanni, i dubbi, il dolore, la perdita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo libro mi ha regalato davvero molto, non solo sul piano umano e culturale – e questo l’ho compreso fin da subito – ma anche metodologico &#8211; e questo l’ho capito a pieno solo quando ho cominciato io stessa a scrivere – trasformandosi per me in una sorta di corso di scrittura creativa, facendomi capire quale tipo di romanzo storico mi appassionava.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è questa la caratteristica meravigliosa dell’apprendimento: qualunque cosa si impari, lascia un seme che nessuno sa come e quando potrà germinare. E’ solo importante che esista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E ora, il rovescio della medaglia, anche se lo sottolineo con un sorriso. Marguerite Yourcenar mi ha suscitato dei grandi complessi di inferiorità: a 11 anni conosceva perfettamente il latino, a 12 il greco e già a quell&#8217;età veniva considerata un’esperta della cultura greca e romana, conoscitrice profonda della mitologia, di cui era appassionatissima, così come della filosofia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Memorie di Adriano</em> fu pubblicato per la prima volta nel 1951, ma la prima stesura dell’opera fu scritta tra il 1934 e il 1937, quando l’autrice aveva vent’anni o poco più (era nata nel 1903).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando scoprii questo particolare, ne rimasi stupefatta, sconcertata. Me ne sentii schiacciata: com’era possibile realizzare, in una età così precoce, un’opera tanto densa, profonda, innovativa, aver maturato una conoscenza così raffinata dell’animo umano?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sentii davvero un nano che camminava sulle spalle di un gigante per vedere un poco più in grande e un poco più lontano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fortuna che esistono i giganti.&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La lezione al femminile di Simone de Beauvoir</title>
		<link>https://carlamariarusso.com/la-lezione-al-femminile-di-simone-de-beauvoir/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Maria Russo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Mar 2022 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di letteratura, storia, arte e varie umanità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://carlamariarusso.com/?p=917</guid>

					<description><![CDATA[Simone de Beauvoir è stata importante nella mia formazione non solo con i suoi scritti ma con l’esempio della sua stessa vita, anzi, con la vita forse più ancora che con gli scritti. Tra le sue opere, quella più significativa per la mia crescita fu Memorie di una ragazza per bene, specchio anche di periodi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Simone de Beauvoir è stata importante nella mia formazione non solo con i suoi scritti ma con l’esempio della sua stessa vita, anzi, con la vita forse più ancora che con gli scritti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le sue opere, quella più significativa per la mia crescita fu <em>Memorie di una ragazza per bene</em>, specchio anche di periodi della sua esistenza in cui lei era ancora alla ricerca di se stessa, perché in quella ragazzina borghese inquieta, tormentata da dubbi e contraddizioni, io mi sono molto identificata, ho trovato molto di me stessa, le mie stesse incertezze adolescenziali, sebbene lei e io avessimo anche grandi divergenze, la più significativa delle quali era la provenienza da due realtà familiari decisamente agli antipodi: molto ricca, colta e influente la sua, povera e con limiti culturali la mia. Tuttavia, quello che ci accomunava era il senso di disagio tra l’educazione molto tradizionale e rigida nella quale entrambe eravamo state allevate, fortemente impregnata di morale cattolica e stereotipi del perbenismo sociale, e la percezione che quella morale, quei valori, fossero per molti versi ipocriti, gravemente lesivi dei diritti di noi donne, non più accettabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le generazioni nate dopo la guerra cominciavano finalmente a prendere consapevolezza che anche per le donne esistessero, oltre ai doveri, precisi diritti, gli stessi universalmente riconosciuti agli uomini, e tuttavia tale consapevolezza all’inizio un poco ci intimoriva. Ci spaventava l’idea di una rivolta palese ed esplicita contro categorie di pensiero in vigore dalla notte dei tempi, che le nostre mamme e nonne ancora difendevano a spada tratta, rimproverandoci la nostra spregiudicatezza e paventando il crollo di quei costumi e quella morale sui quali da sempre si fondava la tenuta sociale. Ci domandavamo se quella rivolta ci caricasse di una responsabilità troppo pesante, ci trascinasse in un avventurismo che nessuno sapeva dove ci avrebbe condotte, come se stessimo per distruggere un sistema etico filosofico che per secoli e secoli aveva dominato e funzionato – un buon matrimonio, i figli, l’uomo che comanda, la donna che ubbidisce, l’uomo che lavora, la donna che segue la famiglia &#8211; senza averne ancora uno nuovo a portata di mano, nuovi valori da sostituire ai vecchi, e dunque brancolassimo fra un mondo che sentivamo sorpassato e uno che sembrava non essere ancora definito, non chiaro nei suoi esiti finali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Simone de Beauvoir, con la sua vita provocatoria e scandalosa, soprattutto per l’epoca (era nata nel 1908), con i suoi libri e, in particolare, con <em>Memorie di una ragazza per bene,</em> mi parve subito possedere la tempra, il coraggio di varcare quella soglia senza i tentennamenti che tormentavano me e altre <em>ragazze per bene </em>della mia generazione e di scegliere definitivamente una vita libera dagli orpelli di una educazione repressiva e ingiusta, tutta sbilanciata dalla parte degli uomini, sfidando il giudizio e la condanna altrui e uscendone pienamente vincitrice.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Memorie di una ragazza per bene</em> ha avuto, ai miei occhi, un valore non tanto letterario, quanto simbolico, <em>ispirazionale, </em>diremmo oggi,<em> </em>per realizzare <em>nella pratica </em>– oltre che nella teoria e nelle buone intenzioni &#8211; quel cambiamento, quella rivolta così urgente e necessaria contro la morale, i costumi, gli stereotipi sociali fortemente discriminanti verso la donna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ammirai Simone de Beauvoir come intellettuale – donna di grande cultura, scrittrice, filosofa <em>esistenzialista</em>, una parola che mi impressionava molto e ne certificava ai miei occhi l’eccezionalità della figura – ma la ammirai soprattutto come modello di donna indipendente, coraggiosa, capace di vivere la sua vita in assoluta coerenza con i valori in cui credeva, senza sotterfugi, senza ipocrisie, senza nascondersi, indifferente alle critiche e alle conseguenze, a volte pesanti, delle sue scelte, sempre molto inconsuete ed esplicite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Visse con il filosofo Jean Paul Sartre un’unione <em>libera</em> non solo perché mai regolarizzata nel vincolo matrimoniale &#8211; condizione allora quanto mai criticabile e, di fatto, criticata – ma perché ammetteva la possibilità di altre relazioni, che in effetti non mancarono da parte di entrambi. Lei tradì il suo compagno ripetutamente, con amanti di entrambi i sessi, tra gli altri con una sua studentessa diciassettenne, con la quale intrecciò una relazione così scandalosa da causarle l’espulsione permanente e definitiva dall’insegnamento, senza che per questo lei la rinnegasse o facesse atto di contrizione. Così come visse un amore molto passionale per lo scrittore americano Nelson Algren. Ma il legame con Sartre sopravvisse e durò una vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sorrido all’idea di quanto, allora, la scelta sentimentale di Simone de Beauvoir fosse per me incomprensibile, fonte di ammirazione ma anche di grande frustrazione. Lei, che io consideravo bellissima, così alta, slanciata, occhi chiari in un viso delicato e fine, aveva scelto un omino di un pezzo più basso di lei e decisamente bruttino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovvio, spiegavo a me stessa: lei si è lasciata conquistare dalla <em>mente</em> di lui, dalla ampiezza della sua cultura, dall’acume e profondità del suo pensiero. Un amore molto cerebrale, molto intellettuale. E io mi sentivo una creaturina modesta e inadeguata all’idea che mai sarei riuscita a imitarla, perché, a essere sincera con me stessa, l’aspetto fisico aveva la sua bella importanza ai miei occhi…segno evidente e inequivocabile dell’abisso intellettuale che mi separava dalla mia eroina, che mai e poi mai avrei potuto colmare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con pari intensità, ammirai l’impegno di Simone de Beauvoir a favore delle donne e il grande coraggio che mostrò nel corso delle roventi battaglie civili e politiche divampate negli anni che precedettero e seguirono la Seconda guerra mondiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1949 pubblicò <em>Secondo sesso, </em>un saggio che segna una svolta nella dibattito sulla condizione femminile nella società.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1971 si fece promotrice del cosiddetto <em>“Manifesto delle 343 puttane</em>” in cui lei e altre donne, famose e sconosciute, si autoaccusarono di essersi sottoposte all’aborto, rischiando, secondo la legge in vigore in quegli anni, di essere processate e condannate fino a sei anni di prigione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per non parlare della sua natura avventurosa, così attratta dai viaggi, soprattutto quelli più insoliti e, a volte, pericolosi, sempre fine e attenta osservatrice della realtà nella quale si trovava.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di se stessa scrisse:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Sono una pazza, una mezza pazza, un&#8217;eccentrica. […] Ho abitudini dissolute…ho praticato con assiduità tutti i vizi, la mia vita è un continuo carnevale, ecc.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, per me Simone de Beauvoir e i suoi libri – in particolare <em>Memorie di una ragazza per bene &#8211;</em> hanno rappresentato davvero un <em>percorso di formazione</em>, mostrandomi una strada, un modello cui per lo meno aspirare, cui tendere. Quanto a farlo del tutto mio, in quegli anni della mia tarda adolescenza – credo di avere avuto diciassette anni quando scoprii Simone de Beauvoir – mi pareva del tutto impossibile. Intanto lei era la mia eroina sul piano culturale e intellettuale e si sa che gli eroi sono troppo più in alto, troppo più dotati, per poterli replicare, al massimo puoi sforzarti di imitarli in qualche tratto (e infatti, in capo a un anno o due, attraversai anch’io la mia modesta fase <em>“intellettuale</em>”, di cui vi parlerò in una prossima puntata). Ma poi anche perché – così almeno giustificai a me stessa le mie titubanze, la mia incapacità di rigettare drasticamente i rigidi principi nei quali ero stata allevata – io non potevo contare su quel mondo nel quale Simone era così bene inserita, fatto di una famiglia importante, conoscenze che pesavano, disponibilità finanziarie che a me mancavano del tutto, di quella protezione che solo un ambiente privilegiato può offrirti, quella sicurezza che, se mai dovessi cadere, cadrai in piedi, perché troverai sempre una mano pronta a risollevarti, possibilità che a me mancava totalmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però leggere e studiare Simone de Beauvoir mi ha aiutato molto a capire cosa consideravo giusto e cosa sbagliato e, soprattutto, cosa volevo per me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">O meglio: cosa NON volevo per me.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Libri che mi hanno cambiato la vita: “Cuore”</title>
		<link>https://carlamariarusso.com/libri-che-mi-hanno-cambiato-la-vita-cuore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Maria Russo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Mar 2022 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di letteratura, storia, arte e varie umanità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://carlamariarusso.com/?p=904</guid>

					<description><![CDATA[Dedicherò alcune puntate del mio blog a parlarvi di alcuni libri che, per ragioni diverse, sono stati fonte di grande ispirazione per me e di cambiamenti nella mia vita. Il primo fra questi è CUORE, di Edmondo De Amicis, pubblicato per la prima volta da Treves nel 1886. Ho scoperto questo libro intorno ai sette [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dedicherò alcune puntate del mio blog a parlarvi di alcuni libri che, per ragioni diverse, sono stati fonte di grande ispirazione per me e di cambiamenti nella mia vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo fra questi è CUORE, di Edmondo De Amicis, pubblicato per la prima volta da Treves nel 1886.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho scoperto questo libro intorno ai sette anni, grazie alla mia maestra delle elementari, una donna che fin da subito esercitò un forte fascino sulla mia mente di bambina, perché riusciva a coniugare in sé molte doti, anche quelle che, secondo le categorie mentali dell’epoca, parevano inconciliabili. Ad esempio, la ricordo come una donna bella, che coltivava e valorizzava la sua bellezza presentando di sé sempre un’immagine curata, elegante, con un lieve trucco.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ah, il rossetto sulle labbra della mia maestra! Quanto mi piaceva!&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E come cozzava, quella realtà che ogni giorno mi appariva sotto gli occhi, con l’immagine che cercava di inculcarmi la mia severissima nonna, secondo la quale “solo le donne <em>di un certo tipo </em>si truccano”. Non sapevo identificare con precisione a quale <em>tipo </em>alludesse, ma mi pareva chiaro che andasse inserito tra <em>quelli discutibili</em>, quelli, per intenderci, capaci di precludere ogni speranza di un buon matrimonio a qualsiasi <em>brava ragazza</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mia maestra invece era bella, elegante, truccata e…bravissima, almeno così io la ricordo. E anche questa convergenza di bellezza e bravura rappresentava una palese contraddizione rispetto alle <em>perle di saggezza</em> che mi venivano ammannite, perché era scontato che le donne belle e truccate fossero per definizione delle oche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’anno in cui l’ho avuta come maestra (uno solo, ahimè, tanto che non ne ricordo il nome) lei fece un patto con noi alunni: se ci fossimo comportati bene per tutta la mattina, l’ultimo quarto d’ora di lezione sarebbe stato dedicato alla lettura di un libro.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E scelse il libro <em>Cuore</em>, di Edmondo de Amicis.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, io so bene che, soprattutto negli anni sessanta e settanta, il libro <em>Cuore</em> è entrato nella liste di proscrizione di una certa cultura molto intellettuale e <em>radical chic</em> e condannato senza appello come libro strappalacrime, dagli orizzonti intellettuali alquanto angusti, intriso di retorica e di un paternalismo sociale privo di profonde motivazioni ideologiche.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io però nutro nei confronti di questo libro un debito di gratitudine davvero immenso perché è stato il primo che ho <em>letto</em> in prima persona – me lo sono fatto regalare subito e ne ho consumato le pagine a furia di rileggerlo, ogni volta piangendo negli stessi punti &#8211; e si sa che il primo approccio alla lettura rappresenta un’esperienza cruciale, una sorta di bivio: o scatta l’innamoramento per la lettura o l’indifferenza, ed entrambi rischiano di segnare in modo profondo, forse indelebile, il tuo futuro di lettore.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra me e il libro Cuore è scattato l’innamoramento totale per le emozioni intense, assolute che ha saputo farmi vivere. Le sue pagine mi hanno fatto commuovere, sorridere, divertire, indignare contro <em>i cattivi</em>, solidarizzare con <em>i buoni</em> – l’immaginario di una bimba di sette anni è fatto di categorie semplici: <em>i buoni</em>, i <em>cattivi</em> &#8211; provare compassione e solidarietà, riflettere su valori che, nell’età adulta, più disincantata, possono apparire retorici ma che, a quell&#8217;età, assimilati attraverso immagini di una certa forza rappresentativa, ti aiutano a riflettere sui concetti di <em>Ben</em>e e di <em>Male</em>, sulla differenza tra comportamenti giusti e comportamenti sbagliati, e su alcuni grandi valori, quali la lealtà, il coraggio, la tenacia, la solidarietà.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso il libro <em>Cuore</em>, ho sperimentato una vita parallela che è stata profondamente mia, proprio come quella reale. Per un anno, ho vissuto la vita di Enrico Bottini, della sua famiglia, dei suoi compagni di classe, della loro maestra, immedesimandomi in ogni avvenimento come fosse capitato a me. E, grazie a questo fortunato incontro, ho compreso quale viaggio emozionante può regalare un libro, un viaggio dalle molte facce e dimensioni: nello spazio (sono stata a Torino), nel tempo (ho respirato l’atmosfera di un’Italia sconosciuta, quella degli ultimi decenni dell’ottocento), nelle conoscenze (quante cose nuove ho appreso e senza alcuna fatica!) nelle esperienze di vita, che per quanto indirette, mi hanno lasciato segni indelebili: per un anno, mi sono seduta nei banchi di scuola insieme a questi nuovi amici, che nella mia mente possedevano un volto, oltre che un nome, ho seguito con loro il <em>racconto mensile, </em>ho ammirato la tenacia e la forza di volontà di Stardi, quel suo affermare “o schiatto o riesco”, e ho finito per prenderlo a modello della mia vita: voglio essere tenace e testarda come lui, mi dicevo. Mi sono commossa e ho pianto per Precossi, il figlio del fabbro, ho ammirato i sacrifici di Corelli, la sua allegra capacità di aiutare suo padre nel lavoro cercando di non restare indietro con lo studio, la limpidezza di Garrone, la sua generosità e coraggio. Insomma…ho trascorso un anno scolastico con tanti amici e compagni, altrettanto concreti e reali di quelli della mia classe, vivendo i loro problemi, gioie, paure, incidenti di percorso, emozioni, difficoltà. E ho imparato tanto, tantissimo, sotto ogni profilo e su molti piani, tanto che da alcuni di loro ho tratto ispirazione e modelli cui cercare di somigliare.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma soprattutto ho scoperto che leggere poteva donarmi sensazioni intense, proiettarmi in un mondo in cui accadono mille avventure, una realtà “altra” rispetto alla mia quotidianità, ma ugualmente viva, vera, palpitante ed emozionante, anzi, a essere sincera, molto di più. Grazie a <em>Cuore, </em>non ho mai più smesso di leggere. Il libro è diventato, fin da bambina, la mia <em>dipendenza. </em>È stata la forza trainante cui mi sono aggrappata e che, ci crediate o no, ha salvato la mia vita, le ha dato un obiettivo e una direzione, mi ha fatto comprendere cosa volevo e quale strada dovevo seguire per ottenerla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“O schiatto o riesco” mi ripetevo, quando mi imbattevo nelle difficoltà che, per molte ragioni, sono state parecchie nella mia vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco perché continuo a considerarlo un libro davvero bello, ricco, toccante e affatto retorico, che va contestualizzato, certo, perché ovvio che risenta di un certo clima storico, che era quello post unitario, molto impregnato di valori patriottici. Ma ai critici che, per questo motivo lo definiscono, <em>retorico, </em>vorrei far rilevare che sono state quelle forti motivazioni patriottiche che hanno spinto i giovani a rischiare la vita e a morire in gran numero per realizzare il sogno dell’Italia unita e indipendente, condizione che a noi oggi pare ovvia e scontata, ma che, quando De Amicis scrisse questo libro, suscitava ancora incredulità, stupore, quasi fosse un miracolo (Roma era stata conquistata da poco) e gratitudine verso gli <em>eroi </em>che l’avevano realizzata a costo della vita, riscattandoci da secoli di sottomissione. Quello che a noi oggi suona come retorico – realizzare l’unità e l’indipendenza della <em>Patria</em> &#8211; allora veniva percepito come un valore sacro, costato lacrime, sangue e vite umane, perseguito attraverso sacrifici immensi fino alla vittoria finale, un’autentica rivoluzione contro chi pensava che fossimo nient’altro che <em>un’espressione geografica</em>, l’epopea di un popolo che poteva finalmente celebrare la sua indipendenza nazionale, la sua coesione e identità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche sul paternalismo sociale di cui De Amicis viene accusato avrei molto da dire. Facile criticare adoperando le categorie attuali, maturate attraverso un percorso storico e ideologico che, nella seconda metà dell’Ottocento, era ancora solo <em>in nuce</em>. Facile ma molto scorretto. De Amicis è stato un socialista moderato degli albori del socialismo italiano, il quale ha iniziato un suo percorso di attenzione e sensibilità verso le condizioni delle classi più umili della società e ha cercato di rappresentarle nelle pagine del libro <em>Cuore</em> in modo forse semplificato e <em>buonista</em>, come diremmo oggi, ma attento, sensibile e soprattutto adatto al pubblico cui si rivolge. Il quale &#8211; non dimentichiamolo, come puntualmente accade ai sapientoni, tutti adulti, che lo criticano &#8211; è un pubblico di bambini delle elementari, non di adulti. Cosa avrebbe dovuto fare, De Amicis, secondo costoro? Incitare alla lotta di classe?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io trovo che, molto spesso, per comunicare valori positivi soprattutto a un pubblico di bambini, più di tanti discorsi, sia efficace proprio un libro come <em>Cuore</em>, che, attraverso scene di vita quotidiana, nella loro dimensione semplice, concreta, appassionante e, a mio avviso, affatto retorica se correttamente contestualizzata, riesce a instillare nella mente dei giovanissimi lettori le fondamentali categorie di bene e di male, di giusto e di sbagliato, che spesso, nei ragazzi d’oggi, sono confuse, quando non del tutto assenti. O quelle dell’onestà, della lealtà, del coraggio, della generosità.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Averne, di libri come <em>Cuore.&nbsp;</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
